CHIESA DI SANTA MARIA DEI BATTUTI

OLTRE LA TELA
esposizione d'arte contemporanea di Silvano SPESSOT

7 DICEMBRE 2012_20 GENNAIO 2013

ORARI:

venerdì 14.00_18.00
sabato e domenica: 10.00_18.00
aperture straordinarie
26 dicembre 2012 e 1 gennaio 2013: 14.00_18.00

 

Nasce nel 1956 a Cormòns, paese rurale ubicato nel Nord Est Italia, al confine con la Slovenia, equidistante da Trieste ed Udine.

Autodidatta, sin dagli anni '70 cerca una propria ed autonoma via d'espressione artistica.

Partito da presupposti post impressionisti, viene folgorato sulla via di Damasco dallo studio delle opere di Jackson Pollock prima e di Alberto Burri in seconda battuta. Inizia un lungo viaggio sulla strada della sperimentazione materico cromatica, che lo porterà - nell'arco di tutti gli anni '80 e '90 - a provare radicali soluzioni tecnico espressive con la materia, ma soprattutto sulla materia, divenendo maestro provetto nell'uso di resine, di colle, nonché di impasti eterogenei.  La tela - intesa come superficie - talora viene usata, talaltra no, a seconda delle finalità perseguite e delle atmosfere volute.
Tale ricerca lo fa approdare al fecondo periodo dei poliuretani, dove la sperimentazione lo porta alla negazione tanto del colore - nel caso dei poliuretani monocromi - quanto a quello della materia - nell'esempio dei poliuretani appena appena scalfiti od impercettibilmente offesi nella propria integrità di superficie.
Per Spessot si tratta semplicemente di un viatico, di un'elaborazione alla ricerca d'una via autonoma, di sintesi ed equilibrio.
"Sintesi ed equilibrio - afferma l'artista - che io ho iniziato a trovare proprio con la serie degli Omini, dove ho potuto pienamente applicare le mie cognizioni cromatiche sulle superfici a me più consone".

Gli Omini, che da anni sono protagonisti dell'arte di Silvano Spessot, nelle sue opere più recenti si sono dissolti e ispessiti in turbinanti congestioni policrome, come allacciati e frammisti in frenetiche danze. A Cividale, in Santa Maria dei Battuti, grondano, serpeggiano, scivolano non soltanto sulle tele a tecnica mista, ma sulle superfici di lampade, tavoli, pupitre (le assi lignee impiegate per raccogliere bottiglie di vini doc), sculture totemiche in ferro e in vetro. Dispiegati sopra le pareti vitree delle damigiane intrecciano annodature policrome evocanti motivi vegetali e geometrici o viluppi di tentacoli di polipi dai grossi occhi, snodati sui vasi minoici emersi a Creta dalle rovine dei palazzi di Cnosso e Festo o della reale Villa di Haghia Triada. Immagini impressionisticamente profilate, tinte chiare e luminose o misteriosamente notturne, contorni stilizzati e compenetrati. Il loro andamento irto e ondulato alterna toni scintillanti e notturni, cupi e festanti, che visivamente deformano le simmetrie come se fossero viste nella trasparenza dell'acqua. I gioielli in oro, argento, diamanti, realizzati in collaborazione con l'orafo Claudio Fontana, irradiano un arcano fascino barbarico, una strana remota bellezza esotica, un incantamento lunare. Nei dipinti i "piccoli borghesi senza qualità", sospesi in aure alla Samuel Beckett, sembrano proiezioni di ombre trascorrenti sulle. pareti d'una leggendaria caverna platonica, parvenze d'una civiltà affannosamente disgregata qual è quella a noi contemporanea.

Licio Damiani

immagini di alcune opere in mostra

Inaugurazione