CLAUDIA RAZA:
"LUNGO IL SENTIERO DEI SENTIMENTI"
"SLEDI NA STEZI CUSTEV"

CHIESA DI SANTA MARIA DEI BATTUTI
DAL 25 OTTOBRE AL 17 NOVEMBRE 2013

ORARI:
da martedì a venerdì : 10.30_12.30 e 16.00_18.00
sabato e domenica: 10.00_18.00
chiuso: lunedì e venerdì 1° novembre 2013

La mostra è organizzata dal Circolo di Cultura Ivan Trinko" in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comun e di Cividale in occasione dei 70 anni dell'artista cividalese.

Attiva dal 1978, Claudia Raza annovera 83 mostre personali e 450 collettive in Italia, Slovenia, Austria, Spagna, Inghilterra, Francia, Svizzera. Brasile e Giappone. Nata a Cividale del Friuli, si è avvicinata alla pittura seguendo i corsi di Vitiello e Tomadini e successivamente –trasferitasi a Trieste– frequentando la Scuola Libera di Figura del Civico Museo Revoltella (diretta da Nino Perizi) e la Scuola Libera dell’Acquaforte di Carlo Sbisà. Successivamente ha approfondito le tecniche dell’incisione frequentando a Venezia la Scuola Internazionale di Grafica, per poi partecipare alla fondazione della stamperia “Tintoretto”. Claudia Raza è attiva anche come insegnante di grafica e di pittura, ha illustrato libri e collaborato alla scenografia con opere diaproiettate del dramma sacro “La Visione di Hildegarda” per il Teatro Bon di Udine. Affianca al raffinato gesto pittorico il linguaggio della poesia: ha pubblicato “Sottili Inquietudini” (Edizioni Il Murice) e “Sottili Inquietudini 2” (Circolo Italo Austriaco di Trieste) tradotto anche in tedesco e sloveno; “Inciso è ogni gesto” (Hammerle Editori – Trieste); “Parole scritte” (FrancoRosso Editore – Trieste).

 

 

Non è una mostra antologica: quella ospitata nell’ex Chiesa di Santa Maria dei Battuti a Cividale è una sintesi rappresentativa dell’attività pittorica di un'artista dalle molteplici sfaccettature creative, che sa cimentarsi con le tele, con la calcografia e la scrittura poetica. La sintesi di un percorso che Claudia Raza ha vissuto a partire dagli anni’70 con una ispirazione di tipo naturalistico e un riferimento culturale legato alle avanguardie del primo novecento, sempre interpretando il mondo dei sentimenti. Il richiamo naturalistico è legato al Carso e alle foci del Timavo, mentre il riferimento culturale guarda a Gorky e Hans Hartung, facendo sua quella caratteristica di saper guardare all’indefinito senza ripudiare completamente la realtà. Del Carso la Raza ha colto i contrasti imprevedibili di un universo aspro e dolce insieme, che diventa metafora esistenziale e specchio di provocazione e confronto.

Ed è nei paesaggi, mai oleografici, ma sempre frutto di una interiorizzazione delle cose viste, che si coglie quella sua capacità di rappresentare la bellezza e la sincerità del Carso, per realizzare composizioni oniriche che inizialmente erano filtro e schermo dei propri sentimenti, per poi assumere un ruolo da protagonista attraverso una declinazione pittorica metafisica o espressionista. Del Carso la Raza sente la forza impetuosa e il mistero inquietante e attraverso le sue figurazioni rappresenta la vitalità metamorfica di una pietra sottoposta alla mutazione dei tempi e del tempo: dando voce ad una natura soggiogante, aspra con gli ospiti e per chi non vuole avvicinarsi ai suoi segreti, dove respirano i pini di Kosovele gli angeli di Rilke. Un ambiente che induce ad una continua provocazione con se stessi che porta a riflettere sui moti consci e inconsci dell’anima, dove la pietra diventa l’elemento di sintesi tra interiore ed esteriore.

Tecnicamente, attraverso i pastelli la Raza libera il paesaggio carsico dalla realtà materiale e lo colloca in un ambito “pensato”, quasi metafisico, dove le rocce e le pietre assumono vita propria, declinando mille fisionomie in una evaporazione luministica, misteriosa e leonardesca, mentre la superficie sfumata diventa il confine tra il mistero dell’anima e quello del cosmo, configurando quella magica triade comprendente anima, pietra e nuvola. Attraverso l’uso degli acrilici la Raza dà voce alla forza della natura, e la pietra sembra – via via – sussurrare, parlare e gridare, attraverso il segno e i colori. Con gli acquerelli l’asprezza fisica delle pietre si fa incorporea, le immagini evocano fantasie nascoste e ombre fuggenti, quasi creando una solare visione d’insieme del rapporto con la natura. Ma il Carso, per Claudia Raza, è prima di tutto una fatale provocazione esistenziale e artistica, un incontro totalizzante di uomo e natura, dove le cave di marmo dismesse e il desolato paesaggio invernale flagellato dalla neve e dalla bora sembrano entrare nelle tele attraverso una costante osservazione morfologica nella quale il disegno diventa un supporto per conferireimmediatezza al gesto creativo. Per Claudia Raza l’agire artistico rimane però fissazione del sentimento, memorizzazione di ricordi, simulazione di pensieri che suscitano sottili inquietudini e utilizzando linea-luce-forma-colore riformula una realtà lontana dalla semplicistica imitazione del reale e declina un nuovo linguaggio della verosimiglianza, che sintetizza natura, artificio e cultura.

Nascono i quadri che raccontano la forza della natura e il mistero del suo perenne rigenerarsi, indifferente alla presenza dell’uomo e alla violenza della contemporaneità: la riconosciamo in quegli intrecci, in quei graffiti di linee filiformi che si annodano e si sciolgono, formando grovigli e fitti reticolati. Gabbie fantastiche di fili arborei, che si piegano come fili d’erba all’urto del vento e che sembrano simboleggiare e ricordare la fragilità dell’uomo contemporaneo:il tutto intriso di una atmosfera di silenzio che sembra rievocare leggeri soffi di vento, ritmi e suoni impercettibili, che rimanda a visioni e a memorie per parlarci dell’amore per la vita e per l’ambiente. Nella Raza il dialogo con la natura diventa anima e poesia: ma poi entra in gioco il poeta, traducendo nell’astrazione grafica i motivi di una eleganza spirituale, rovesciando il tradizionale concetto di pittura come arte della rappresentazione visiva, attraverso un nuovo inventario che crea una rincorsa tra arte visiva e arte della parola. Nascono le opere su carta a mano nelle quali la scrittura e le parole diventano la cifra distintiva della composizione, ricomponendo un originale mosaico per comunicare sentimento, bellezza, colori. In queste opere riconosciamo parole estrapolate dalla vita quotidiana, versidella stessa Raza, pensieri con nuove contestualizzazioni per assumere significati diversi.

Ma il poeta –sempre– e un esploratore di parole, tant’è che nella sua ricerca, la Raza non richiude la sperimentazione nel semplice esercizio formalistico, ma investe altri livelli espressivi. Mette da parte senso e significato, propone poche possibilità alla lettura, e la grafia diventa parvenza delle parole, inseguendo un obiettivo che non sta nella qualità della scrittura, bensì nell’indicare la trasformazione, l’evoluzione del gesto manuale in segno e poi in linguaggio: perché è nel “fare”, nel movimento della mano che scrive, che si concentra il senso primo del segno. Allora, la lettura si libera dalle modalità grammaticali e linguisticamente predefinite e invita a rifare il gesto della mano, seguendo percorsi e movimenti, reinventando l’autenticità e l’energia originaria e primitiva del fare artistico. In questo modo l’artista ci rappresenta l’indicibile, quella complessità sempre più nascosta e silenziosa che oggi abita l’esistenza. Infine Claudia Raza si avvicina al libro, il tempio depositario della parola, per eclissarne l’aspetto scritturale, per destrutturarlo e creare un nuovo manufatto dove si incontrano pennelli e pennini. Dà vita ai “libri d’artista”che per la Raza diventano un ulteriore strumento per veicolare i valori simbolici dell’ispirazione legata alla natura, alla figura umana, alla storia longobarda, con citazioni di suoi versi o di altri poeti amati, come Montale o Neruda. Così ogni libro diventa una pillola della sua espressività artistica, un piccolo circuito virtuoso che interpreta la memoria degli affetti e della natura, appunti visionari per una originale decodificazione della realtà e dei ricordi. Sempre parlandoci di amore per una vita vera, vissuta con quella eleganza spirituale che diventa pensiero, capacità di comunicare le emozioni, ricerca del bello, attenzione alla dimensione dell’umana esistenza: lungo il sentiero dei sentimenti.

Franco Rosso
(tratto dal catalogo della mostra)

ALCUNE IMMAGINBI DELL'ALLESTIMENTO