LA REALTA' DELL'IMMAGINARIO

opere di Carlo Marzuttini e Carlo Trost

CHIESA DI SANTA MARIA DEI BATTUTI
23 NOVEMBRE 2013>6 GENNAIO 2014

ORARI FINO AL 29 DICEMBRE:
venerdì 15.00-19.00
sabato e domenica 10.00_13.00 e 15.00_19.00

APERTURE STRAORDINARIE:
26 DICEMBRE 2013:
10.00_13.00 e 15.00_19.00
1>3 GENNAIO 2014: 15.00_19.00
4>6 GENNAIO 2014: 10.00_13.00 e 15.00_19.00

CARLO MARZUTTINI

L’arte di Carlo Marzuttini oscilla tra realtà ed immaginazione, tra memorie e respiri metafisici. L’aspetto che più colpisce della sua personalità è quel suo vivere di riflessioni e di pensieri che nascono e si svolgono attorno ai nuclei più profondi dell’essenza umana. L’artista trasfigura i materiali in funzione della loro carica di suggestione ed anche l’oggetto più insignificante assume un aspetto sacrale. Per lui ogni scheggia di materia ha un’anima e la sua abilità lo porta a costruire strutture complesse, componendo l’alfabeto delle singole parti, per ottenere un concetto compiuto. Nascono così figure depurate dai filtri dell’esegesi. Opere originate da impulsi interiori sull’onda della creatività. Una scultura il cui fascino è dovuto alle molteplici percezioni sensoriali che accompagnano ogni apparizione che si articola nei modi di un’architettura essenziale, l’architettura delsogno e del desiderio. Un intreccio continuo di relazioni, dove le idee trovano alimento dal cuore e dalla mente. Il visitatore che si aggira tra queste forme aggettanti entra nel mondo dell’esperienza e dell’emozione. Pezzi di metallo, di plastica, legno e vetro vengono recuperati dall’artista per costruire fantastiche composizioni: l’assurdo diviene elemento primario e la realtà satira del subconscio. Reperti di un passato che mantengono la propria natura originaria ma acquisiscono un significato metaforico. L’immagine reale passa così in secondo piano rispetto a quella allusiva e simbolica, che rimanda ad una metamorfosi dalle valenze universali. L’occhio penetra la materia e l’abilità manuale la riporta alla luce dal buio del tempo. Nei lavori di Marzuttini si susseguono continuamente nuove situazioni plastiche e nuovi equilibri per rappresentare una concentrazione, quasi ossessiva, dell’allegoria della vita.

 

CARLO TROST

Carlo Trost rappresenta attraverso un vissuto interiorizzato l’anima a contatto con la spazialità ela quarta dimensione. Una realtà che esiste ma sfugge a chi si limita alle sole apparenze. Opere che appartengono ad un mondo in divenire dove un ondulato ligneo, con i suoi piani, luci ed ombre, racchiude il senso della vita. Lavori che partono da elementi semplici, poveri, che l’artista trasforma in strutture più complesse che hanno il pregio di mantenere l’essenzialità, messa a fuoco dalla loro originalità. Un percorso di analisi che ci introduce nei pressati policromi che si esaltano in luminosi accostamenti cromatici, frutto di una ricerca costante. L’invenzione costituisce la parte essenziale del suo progetto, nel quale rivela un istinto sicuro che lo guida verso una morfologia, pervasa da una forza che ci fa intuire le sorgenti della creatività. La nuova germinazione  diviene acuto lirismo e rompe il limite chiuso e tradizionale dei volumi, cogliendo l’intima strutturazione dei ritmi organici. Dalla partenza neutra dei piani, Trost giunge alla conquista dello spazio, con il sopraggiungere di immagini che si coordinano per creare nuove realtà. Si potrebbero individuare in esse ulteriori elementi di pensiero per un legame collegato ad un’emotività profonda, che non è mai originata da una pura astrazione. Creazioni guidate dall’equilibrio fra le strutture ed il vuoto che inglobano, che diviene elemento fondante della rappresentazione. Invenzioni di emozioni esistenziali di originalità figurativa e di assolutezza di linguaggio. Le superfici, continuamente mutevoli, sono modellate e variegate così che la luce e l’ombra non solo vi scivolano sopra o vi si addensano, ma, a volte, si rapprendono e si increspano secondo l’incidenza dell’illuminazione e l’angolo visuale. Opere che invitano ad un contatto tattile che induce chi le osserva a sfiorarle con le dita. Il legno parla un linguaggio autonomo: è un luogo di fecondazione e di attesa, che vive nelle aperture e negli incisi come immagine della fine, utilizzata come immagine d’inizio.

Giuseppe Raffaelli

ALCUNE IMMAGINI DELL'INAUGURAZIONE E DELL'ALLESTIMENTO