CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
presso MONASTERO DI SANTA MARIA IN VALLE

LA PITTOSCULTURA DI RANIERI
arte sacra

8 DICEMBRE 2013>3 MARZO 2014

Orario di apertura al pubblico:

da lunedì a venerdì ore 10.00_13.00
sabato, domenica e festivi ore 10.00_16.00

chiuso il 25 dicembre 2013

1° gennaio 2014 aperto ore 14.00_17.00
6  gennaio 2014 aperto ore 10.00_17.00

Una pittura che sconfina nella scultura. Questa è l’arte di Graziella Ranieri, la cui parola d’ordine è “riutilizzare l’inutilizzabile”. E questa è anche la nuova proposta artistica che il Comune di Cividale del Friuli offre nel periodo natalizio all’interno dello splendido contesto del Monastero di Santa Maria in Valle.
L’artista dialoga con gli oggetti che, distribuiti ed assemblati su un pannello,  vanno a raccontare  ciò che lei sente nel profondo del suo cuore, trasmettendo forti emozioni e sensazioni.

Da un impasto di cemento ecco che spuntano fuori soggetti e forme dai significati profondi; a questi si aggiunge la pittura che non è mai troppo invadente, lascia un velo di mistero, il tempo che passa e che tutto trasforma, affiorano i ricordi del passato.
Nella mostra cividalese emerge l’aspetto raffinato dell’arte sacra, con una serie di opere dal  simbolismo sottile ed elegante.
“Da sempre sono stata attratta dalle cose vecchie, oggetti o parte di essi che hanno avuto un ruolo più o meno importante, che poi sono stati inesorabilmente gettati via, a volte anche in modo “selvaggio” – spiega la Ranieri - inquinando l’ambiente in cui viviamo, e così mi sono ritrovata a girare per mercatini, a raccogliere  dai cumuli di rifiuti abbandonati qualche pezzo che sembrava chiamarmi, trattasi di oggetti dei più disparati, che hanno colpito la mia attenzione vuoi per il colore, per la forma, vecchi giocattoli rotti, che mi riportano al tempo della mia infanzia, libri ingialliti,  tubi contorti, insomma tutto ciò che “pulsa”.

“Riutilizzare l’inutilizzabile…, e dopo la raccolta, che è quasi sempre casuale, nel silenzio del mio studio di campagna, dispongo questi “reperti” sul tavolo e  li lascio parlare, è un discorso il loro che arriva diritto al mio cuore, la mia mente gli costruisce  intorno,  prendendo spunto appunto dalla forma che hanno assunto in caso di ferri o tubi, storie e situazioni  vissute in prima persona, sentite da altri o semplicemente inventate; il più delle volte  il mio intervento di composizione è minimo, mi limito ad accostare le cose che parlano la stessa lingua, che fanno lo stesso discorso, anche se vissute in tempi diversi, li fisso su un pannello o sulla tela così come sono, quindi li affogo in un composto cementizio che preparo personalmente unendo  vari elementi, con cui completo, se necessario, le parti mancanti dell’oggetto, poi intervengo nel loro discorso, aggiungendo qualcosa di mio, frasi, frecce, sensazioni…..
Una volta asciutto lo scolpisco, porto fuori dal cemento le parti che mi interessano, lo levigo,  quindi inizia la fase della pittura che, a seconda  del soggetto, è più o meno intensa,  mai troppo invadente perché voglio che rimanga quel velo di mistero che solo il tempo crea, lascio infatti molte parti senza colore”.

ALCUNE IMMAGINI DELL'ALLESTIMENTO