CHIESA DI SANTA MARIA DEI BATTUTI
8 GIUGNO>6 LUGLIO 2014

GIULIANO CANEVA
La poetica del fare per esistere

Inaugurazione: Sabato 7 giugno 2014, ore 18.00
introdurrà la storica dell'arte, dott.ssa Luigina Bortolatto

 

 

 

GIULIANO CANEVA

(Udine 1948 - Aviano 2013)

Ha sempre condotto una ricerca volta a leggere lo spazio, concepito con forme minimaliste che mirano a determinarsi, in modo poeticamente seducente, in rapporto alla struttura interna del materiale scelto e all'aspetto degli ambienti.

Ha partecipato attivamente ad esposizioni d'arte in Italia e all'estero, con presenze in collettive e allestimento di numerose mostre personali.

Si sono interessati della sua opera, tra gli altri, L. Bortolatto, R. Gibbs, F. Licht, C. Semenzato.

"Le Venezie" lo hanno invitato alla XLV Biennale di Venezia, Intorno a Canova, Ars Adriatica, Gipsoteca di Possagno ( TV ) nel '93 e alla mostra del Centenario della Biennale di Venezia, Memorie e attese 1885-1995 a Villa Pisani a Strà ( VE ) e ad altre esposizioni organizzate dallo stesso Centro Culturale.

LO SCULTORE

Giuliano Caneva sa creare rapporti con la struttura e la materia, tra la figura composta e la fisicità dell'oggetto.
Legge lo spazio concependolo assieme alle forme minimali che realizza, considerando le opere non quali oggetti isolati, legati alla loro espressività originale, ma come un sistema di rapporti dove gli elementi plastici si combinano in modi diversi.
Per lo scultore l'opera è un organismo vivente, con un suo ritmo che cresce, si piega, si evolve; ha radici in segni convenzionali per cose familiari per astrazioni ornamentali.
La sua arte, fortemente materializzata, dove si esprime anche la fisicità del lavoro, sembra proporre moduli. Il nero denso, opaco, compatto, creato dall'inchiostro steso sulle superfici, conferisce ad ogni forma un tattilismo ricco di effetti luministici senza problemi di psicologia, e permette all'artista di raggiungere momenti di autentica esaltazione pur non distraendolo da una vocazione intensa...

Luigina Bortolatto

Le sculture di Giuliano Caneva si accomunano alle qualità e alla doppia, enigmatica esistenza del seme di un chicco di frumento, per citare un esempio. Come il seme, la sua scultura si presenta quale duro oggetto concluso in se stesso, gelosamente chiuso contro l'esterno e allo stesso tempo come forma tenera, labile profezia di ulteriore germogliare, tesa ad estendersi nello spazio circostante.
Caneva ha saputo cogliere la sobrietà che caratterizza la nostra epoca. In questo è perfettamente all'esigenza baudelariana in "d'étre de son temps". Le sue composizioni calibrate, perfette nel loro complicato equilibrio hanno la compiutezza di un'espressione euclidea.
Certi suoi tondi per esempio arrivano ad un'armoniosa sintesi fra stasi rettilinea e dinamica circolare. Mai però Caneva si ferma a questo punto. Mai le sue sculture, come la scultura minimalista, rimangano rigidamente-frigidamente chiuse in se. Se la sua scultura si presenta come "segno" ( per adoperare il gergo critico odierno ), questo segno ha la funzione di guidarci oltre alla dimensione estetica. Forse, invece di parlare di "segno", si dovrebbe, nel suo caso parlare di "insegna". Implicito in ogni sua opera, è lo sviluppo, la metamorfosi... Sempre senza sacrificare la rigorosa perfezione formale. È logico che il materiale prediletto di Caneva sia il legno che si sposa con tanta vivacità allo scopo che l'artista si propone. Il legno ha una sua forma, una storia già compiuta di albero morto. Ma se il legno ci parla del suo passato, è altrettanto capace di esprimere la sua rinascita in una dimensione spirituale totalmente diversa.
C'è nell'opera di Caneva - e soprattutto nelle sculture di mole monumentale - un altro aspetto affascinante. In queste sculture di dimensioni ambiziose, Caneva raggiunge rarissima simbiosi fra scultura e architettura. Volume massiccio ( Volume, cioè che respinge lo spazio estremo ), e volume contenitore si alternano da punti di vista diversi. È forse quest'abilità di far convenire i principi astratti dell'architettura con l'essenza sensuale della scultura che rende la sua arte così flessibile e così compatibile con la vita quotidiana; così compatibile cioè con l'ideale del Bauhaus di un'arte che si chiama Gebrauchskunst, arte da utilizzare.
Benché le sculture di Caneva si prestino benissimo all'esposizione museale, si presentano ancora meglio come scultura che partecipa alla vita di ogni giorno. Caneva, infatti, propugna un'arte che ci arricchisce non solo nei momenti dedicati al godimento estetico, ma che di regala pure delle esperienze che spandono la loro armonia su tanti momenti, anche i più effimeri ed umili, della nostra esistenza.

Fred Licht
Boston University Conservatore Collezione Guggenheim