MONASTERO DI SANTA MARIA IN VALLE
CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
3 luglio>28 settembre 2014

ICONE SENZA TEMPO PER UN RACCONTO SENZA FINE
di Paola Bellaminutti

orari: da lunedì a venerdì: 10.00>13.00 e 15.00>18.00
          sabato e domenica: 10.00>18.00

Questa mostra rappresenta l’occasione per raccontarvi una mia recente conversazione con la maestra d’arte Paola Bellaminutti, cui mi lega una delicata amicizia, un legame di allieva ammirata e un comune sentire.

Ho cominciato chiedendole ragione del titolo scelto per questa rassegna e così mi ha spiegato che nella splendida navata della  Chiesa di San Giovanni, annessa al Convento delle Orsoline di Cividale del Friuli, ha inteso raccogliere le SUE icone, una serie di immagini senza tempo, in quanto sempre attuali, che non vogliono essere copie fedeli di icone “capi d’opera” universalmente note, ma libere interpretazioni di un RACCONTO che non ha mai fine, ovvero la storia meravigliosa del Vecchio e del Nuovo Testamento, prefigurazione e avverazione dell’Amore di un Dio che si è fatto uomo per noi uomini, il mistero dell’Eterno, dell’Intangibile dei padri della Bibbia che è sceso fra noi e per noi si è sacrificato, perché lo potessimo comprendere, riconoscere e accogliere fino alla fine dei tempi.

Quando le ho domandato il perché di quell’enfasi sulle SUE icone, Paola mi ha confessato di esporre queste icone – intese nel senso più stretto di immagini - con grande umiltà e amore, con un approccio sommesso, quasi in punta di piedi, senza volersi presentare come un’iconografa in senso proprio, non avendone la preparazione teologica. Le considera SUE, in quanto creazioni UNICHE, che non sono mai una mera riproposizione delle iconografie canoniche di scuola bizantina, né il recupero tout court di temi medioevali, rinascimentali o contemporanei. Esse sono piuttosto una libera interpretazione e innovazione di soggetti tradizionali tanto della cristianità d’Oriente, quanto dell’arte cristiana Occidentale. Inoltre non si tratta di icone statiche, né ieratiche, ma di immagini vibranti di vita e per così dire “in movimento”.

Qual è il tuo stato d’animo quando le dipingi? le ho domandato. Quando realizza un’icona, mi ha risposto, è dimentica di sé stessa, si immerge nell’infinito e avverte solo il piacere e il calore del suo cuore, sicché dipingere diventa un’attività taumaturgica, un momento di rilassamento e di pace dello spirito.

Dovendo descrivere queste Tue icone come le presenteresti? Non voglio imporre, mi ha detto, semmai desidero PROPORRE una serie di immagini universali, che non siano legate a stereotipi figurativi e iconografici, ma che rispettino pur sempre gli stilemi, i simboli, il linguaggio dei colori degli antichi iconografi e maestri d’arte. Pertanto sulle tavole lignee da lei amorosamente scelte e preparate, Paola riporta immagini di provenienza diversa. Gli spunti sono svariati e provengono vuoi dall’iconografia ortodossa orientale, vuoi da affreschi medioevali del nostro territorio (tempietto longobardo) o da tavole rinascimentali. E’ un modo di procedere per contaminazioni che tuttavia non vuole essere irriverente, tutt’altro…, semmai si vuole rendere omaggio a tante rappresentazioni d’amore, senza confini né geografici, né culturali, né temporali.

Mi ha colpito la tua frase “tavole lignee amorosamente scelte e preparate”, così mi è sembrato che tu dia molta importanza al supporto delle tue icone, mi puoi spiegare in cosa consiste questo lavoro di scelta e preparazione e perché questa tua attenzione alla tavola? Quando le ho indirizzato questa domanda Paola si è illuminata in viso, quasi avessi pizzicato la corda giusta, e mi è parsa grata poiché le davo la possibilità di narrarmi come era nata in lei la passione per l’arte dell’icona. I legni che lei utilizza sono antichi, risalgono alla seconda metà del Settecento – inizi dell’Ottocento, apparentemente dunque non avrebbero nulla a che vedere con le immagini delle sue icone, eppure la storia di questa sua “deviazione”, di questo “arricchimento” del suo percorso di artista eclettica nasce proprio da queste tavole. Circa dieci anni fa, comincia a spiegarmi, dovendo liberare alcune stanze per una ristrutturazione, si ritrovò innanzi alle tavole di un antico pavimento, datate 1767, anno di costruzione  della sua casa e fu allora che si accorse che stava sfiorando, con rispettoso timore, il legno che aveva attutito i passi dei suoi avi e di chissà quante altre anime. Non poteva essere gettato, ma doveva essere nobilitato con qualcosa di altrettanto nobile e antico. Fu allora, proprio in quelle tavole, che il suo amore per la pittura, i suoi studi sull’arte dell’affresco, sul restauro, sembrarono trovare il loro scopo e il loro fine. Il legno, continuò a dirmi, continua a vivere e “lavora” nel tempo, trasformandosi. Allo stesso modo “lavorano” pure i racconti d’amore delle sue icone. I legni ricevono le sue opere, quasi che essi non attendessero altro se non accogliere quell’immagine, quel racconto d’amore, come una culla attende un bambino. Per questo le piace coniare per le sue icone il termine di “collocazione attesa”. Contrariamente alla tendenza di oggi dove tutto è soggetto alle leggi del consumismo e si è persa la cultura del riutilizzo e del recupero, un tempo ogni materiale veniva adoperato fino alla sua fine naturale, magari cambiandone la destinazione d’uso. E’ quanto fa Paola con i suoi antichi legni “amorosamente scelti e preparati”, materiali che a sua volta hanno già avuto una loro storia e un loro uso e che tuttavia vogliono poter ancora raccontare ed essere utilizzati. Accade spesso anzi che siano essi stessi a suggerire l’immagine da collocarvi, poiché all’occhio dell’artista la forma della tavola, una sua particolare venatura, la disposizione dei nodi, prefigurano una scena o un soggetto. E con un sorriso, mi spiega che, dopo infinite sperimentazioni sui materiali e sui colori, iniziò questa sua attività, che lei stessa non esita a definire la parte più artigianale del suo percorso di artista e di maestro d’arte.

dott.ssa Francesca Tesei, Civici Musei Udine