Serpic. Un sogno sereno - Mostra personale di Sergio Simeoni

Serpic. Un sogno sereno - Mostra personale di Sergio Simeoni      Orari: dall'2 al 30 giugno - Venerdì, sabato e domenica - dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19

 

Inaugurazione: Sabato 1 giugno 2019 - h. 18.00 - Presenta Philippe Daverio

 

Un quadro per sostenere la ricerca sulla Sclerosi Multipla

 

È la terza edizione di questa mostra che veicola la missione di raccogliere fondi per i malati di Sclerosi Multipla. Sergio Simeoni, in arte Serpic, la cui fama si estende ormai ben oltre i confini della nostra nazione, espone le sue creazioni per una giusta causa, per la quale, grazie alle scorse edizioni, ha già offerto un notevole contributo.

Dal 1954 comincia la sua riflessione artistica che si è consolidata negli anni sotto lo pseudonimo Serpic.

Il percorso espositivo raccoglie opere dell'artista, sia scultoree che pittoriche, nell'arco cronologico che va dal 1998 al 2019; queste vogliono mostrare al pubblico le riflessioni dell'artista relativamente allo studio del dolore e il messaggio di speranza che deriva dalla ricerca.

Il rinomato Philippe Daverio, che presenterà la mostra il 1 giugno, dice dell'artista e della sua opera:

"La sua arte è materia, vigore e colore. Il segno suo che vibra muovendo la materia è figlio d’un gesto arcano.  Il colore è l’esaltazione della stessa materia, è una indagine frenetica fra mente, terra di campi e orizzonti ventosi. È espressività alla stato puro che tenta l’operazione temeraria eguerriera di percorre l’intero arco delle esperienze astrattiste. Se talvolta appare la citazione d’un paesaggio, la presenza d’un girasole, è solo per indicare che i barlumi visivi provengono da percezioni reali, che l’intera operazione non è affatto cerebrale ma sostanzialmente fisica, viva, esistenziale. Questa vivacità, che è il proprio della pittura, sembrava negli anni recentemente passati dovere essere condannata all’obsolescenza dinnanzi alle nuove sperimentazioni dei macchinari digitali. Il canto sembrava dovere scomparire dinnanzi all’affermazione dello strumento manuale e meccanico. E la pittura invece s’è vendicata; ha affermato una sua rinnovata necessità, quella della complessità infinita del gesto manuale,quella della profondità inesauribile della materia colorata. E si trova così Sergio Simeoni a passare dalla spatola al graffio, come un antico mastro muratore. Si scopre costruttore nelle sue sculture. Si rivela sciamano nei suoi artifizi. Ma la parte più viva del suo percorso, quella che lo spettatore scopre solo dopo un tempo di compassata riflessione, consiste in un sorridere leggero che traspare dai dipinti, in una sorta di bonaria umanità che viene generata dalla stessa contorsione della materia. Non è questa affatto inerte; ha una vita propria e la vuole rivelare. Ha un’energia che spera di trasmettere. Auspica una possibile redenzione."

 

L'allestimento della mostra è attento al prestigioso luogo espositivo, la Chiesa di Santa Maria dei Battuti, con un percorso sviluppato in tre episodi consequenziali che ne sfrutta le peculiarità strutturali.