Ricette Cividalesi del Progetto KeyQ+

 

FRICO CON PATATE E CIPOLLA

Nella tradizione della montagna, il frico croccante, insieme alla polenta fredda (ben soda) era cibo tradizionale che i boscaioli potevano trasportare negli zaini.

Dosi per 4 persone

Ingredienti:

  • Formaggio stagionato (Montasio, Latteria o Malga da 16 a 18 mesi) 350 g
  • Un po’ d’olio extra vergine d’oliva
  • Patate 1 kg
  • Cipolla 200 g

Procedimento:

Pelare le patate e metterle a bollire in un pentolino con il sale. Affettare sottilmente la cipolla su un tagliere.

Mettere in una padella l'olio e le cipolle che dovranno appassire. Quando saranno cotte aggiungere le patate e piano piano schiacciarle nel tegame stesso.

Fare cuocere per 10 minuti.

Appiattire con una forchetta e aggiustare di sale.

Infornare a 180° per 20 minuti. A metà cottura verificare se si sta creando la crosticina in superficie e servire il frico ancora caldo.

 

GUBANA

L’origine della Gubana è sicuramente antica. Pare che già in epoca romana ci fosse un dolce preparato in maniera similare.

Dosi per 10 persone.

Ingredienti:

  • Farina 220 g
  • Burro 60 g
  • Zucchero 50 g
  • Miele 20 g
  • Uovo1 pz
  • Tuorlo d’uovo 30 g
  • Latte 40 g
  • Lievito di birra 10 g
  • Sale 2 g
  • Gherigli di noce 140 g
  • Zucchero 60 g
  • Uvetta 60 g
  • Amaretti 40 g
  • Biscotti secchi 30 g
  • Pinoli 30 g
  • Burro 20 g
  • Limone 1/2
  • Rum
  • Grappa di prugne
  • Sale
  • Albume per spennellare 1 pz

Procedimento:

Disporre a fontana la farina e versare al centro il lievito diluito nel latte tiepido, lo zucchero, l’uovo e il tuorlo, un pizzico di sale. Lavorare l’impasto fino a renderlo morbido.

Lasciare lievitare per circa 1h. Dopo 1h aggiungere il resto della farina, il burro, lo zucchero e lavorare l’impasto e lasciarlo lievitare per altri 30’. Immergere l’uvetta nel rum.

Caramellare in un pentolino lo zucchero con un cucchiaio d’acqua e una goccia d’aceto.

Unire al composto 50g di noci e mescolare rapidamente per amalgamare. Versare il composto su un ripiano spennellato d’olio e lasciarlo raffreddare.

Fare dorare i pinoli nel burro a fiamma bassissima, poi fare raffreddare.

Tritare i biscotti secchi, le noci caramellate e le noci rimanenti.

Mettere tutto in una ciotola. Unire uvetta, pinoli, il burro, la scorza grattugiata del limone, il sale, la vanillina, la cannella e il resto dello zucchero. Bagnare con la grappa necessaria e mescolare

bene tutti gli ingredienti. L’impasto deve essere umido.

Stendere la pasta a rettangolo nella misura di 20x30 cm.

Distribuire sopra il ripieno con l’aggiunta di un po’ di burro.

Chiudere bene le due estremità e allungare il rotolo fino a raggiungere i 70-80 centimetri di lunghezza. Prendere il lembo di destra, alzarlo e ripiegarlo all’interno, poi tutt’intorno avvolgere delicatamente la restante parte del

rotolo tranne l’ultimo lembo che va unito al primo sotto il dolce.

Adagiare la gubana in uno stampo imburrato (20 cm Ø), farla lievitare fino a quando avrà raddoppiato il volume, poi spennellare la superficie con l’albume sbattuto e cospargerla di zucchero semolato.

Cuocere in forno a 160° per circa 1h.

Prodotti Cividalesi del Progetto KeyQ+

 

FORMAGGIO LATTERIA

Il suo nome deriva dal luogo di produzione, il caseificio/latteria turnaria: qui gli allevatori che vi conferivano il proprio latte, partecipavano come soci alle spese di trasformazione e gestione, aiutavano il casaro nella caseificazione e avevano diritto ad una quota di formaggio, che stagionavano nelle proprie cantine e vendevano localmente per la parte eccedente il consumo famigliare. Dagli anni ottanta del XX secolo le latterie si trasformarono progressivamente da turnarie in cooperative. La commercializzazione del formaggio diventò un’attività della latteria: per il latte conferito al socio veniva ora riconosciuto un prezzo al litro o al chilogrammo e non più corrisposta una quota proporzionale di prodotto trasformato.

 

L'OLIO DEI COLLI ORIENTALI DEL FRIULI

Le metodologie usate per realizzare quest’olio extra vergine di oliva di prima spremitura rispecchiano l’antica tradizione locale, che vede il territorio friulano delle zone collinari vocato alla coltivazione dell’olivo e alla conseguente produzione di olio, in condizioni ambientali simili, e quasi in linea di continuità, con quelle del Garda e delle colline toscane e liguri. In questa terra l’olivo serba tracce di una sua presenza secolare e i segni di una storia che, cominciata dalla dominazione romana, arriva fino ai giorni nostri.

 

LA GRAPPA

Molte pubblicazioni dedicate alla storia di questo distillato citano un testamento di tale Enrico di ser Everardo da Cividale del Friuli, che pare avesse lasciato in eredità “unum ferrum ad faccenda Acquavitem” (un alambicco per distillare l’acquavite) e in tale contesto si nominava anche la “grespìa”. Sicuramente quella grappa era molto diversa dal distillato che oggi conosciamo, che deriva dalla distillazione delle vinacce (bucce, vinaccioli e raspi), che dopo essere torchiate per il vino, vengono destinate a questo uso. Un tempo secca, satura di sostanze a volte sgradevoli e pungenti, oggi la grappa si è fatta più morbida, meno aggressiva, rivelando tutta la sua nobiltà, anche attraverso prolungati affinamenti in legno.

 

LA BIRRA ARTIGIANALE

Dalla leggendaria ghiacciaia di Resiutta, agli storici birrifici Dormisch, Dreher, Moretti, solo per citarne alcuni: nel Nord-Est dello stivale troviamo le origini, spesso dimenticate, dell’antica arte di produrre birra in Italia. Oggi Brew-Pubs, Microbirrifici, Beer-Firms, Agribirrifici hanno saputo raccogliere questo patrimonio storico, donando un’anima nuova a questo prodotto che pareva ormai standardizzato dalle grandi multinazionali, riproponendo la vera essenza di questa bevanda, il gusto e la qualità dell’orzo, dei luppoli e delle acque ed arricchendola con una moderna creatività.