25 - Giorgio Benedetti

Dal 29 agosto al 19 settembre 2010 la Chiesa di Santa Maria dei BAttuti ospita la mostra antologica di Giorgio Benedetti per i suoi 25 anni di carriera

Le sculture di Giorgio Benedetti: fiori di un giardino della fantasia

Una scultura che evoca antiche leggende, civiltà sepolte, personaggi fiabeschi e misteriosi. Una scultura non tributaria di modelli storici, eppure impregnata di echi culturali trasfigurati, passati per un processo di sublimante distillazione. Modulazioni dolcissime, esili, impalpabili, leggere.

Giorgio Benedetti è artista lirico e sofisticato. Imprime forma musicale alle emozioni, trasforma impulsi eclettici in fantasioso evento, opera sulla memoria come su una materia prima fondamentale, assimila, reinventa, rievoca, dà identità e forma a pulviscoli d'impressioni indistinte.

L'immagine stilizzata della donna, tema ricorrente della sua creatività, è un libero ripercorrimento dei sentieri della memoria, è vergine ellenica, dama del Medioevo cortese, maliarda e geisha, un po' Lucrezia Borgia, un po' la shakespeariana Ofelia, un po' l'egizia Nefertiti.

 

"Fiore incomparabile - pare appropriata la citazione dal Baudelaire di Invito al viaggio - tulipano ritrovato, dalia allegorica", stilizzazione vegetale calma e sognante. Benedetti esprime la nostalgia della donna "originaria", sia essa Eva, Lilith, o Pandora, racconta un desiderio di vita che sorge dalle acque e dalle schiume, si snoda come il malioso serpente dell'Eden, vola come una rondine. Figura accarezzata, plasmata, esaltata nelle qualità lineari, è sottesa da un erotismo occulto e sfumato, simbolo di allucinata poesia "sognante come la notte, fervente come il giorno", cantava Verlaine.

L'attività artistica di Benedetti comincia negli anni Ottanta. La Fanciulla con gatto, intagliata nel legno di noce, ha l'immediatezza e la freschezza d'esecuzione di un reliquiario seicentesco di Andrea Brustolon, con quella raggiera di capelli come l'aureola barocca degli "angeli volanti" dell'artista bellunese definito da Honoré de Balzac il "Michelangelo del legno". Nel pino cembro è scolpito il nudo femminile Solitudine, raccolto a chiocciola su se stesso, con una tensione sottolineata dalle increspature nervose delle superfici che rivelano i segni lasciati dalla sgorbia, dallo scalpello, dal mazzuolo. " gruppo La famiglia è stato ricavato da una vecchia trave di castagno. Figure sagomate con nervoso impeto barbarico, "forme di vita ancora alimentate dal flusso della linfa che, misteriosamente, scorre nelle vene di un materiale cui sembra essere ignoto lo scorrere del tempo", definì l'opera, con felice intuizione, il compianto poeta Francesco Amato.

Già nella prima fase creativa Benedetti comincia a sperimentare forme affilate, al limite dell'astrazione. Si direbbero segni materici tracciati nell'aria. Esprimono un'aspirazione al dialogo, alla comunione interiore. Ecco le sculture in maggiociondolo, levigate, ma irrorate dalle vene del legno lasciate al vivo. Lunghi steli culminanti in teste come piccole gemme, un'eco, forse, della plastica rigorosa, della schematizzazione delle forme portate per successive spoliazioni a un livello primordiale dal maestro romeno Constantin Brancusi: aspirazione all'embrione, al nucleo originario, simbolo ideale con il quale dare forma concreta alle forze segrete della natura.

Segue, negli anni Novanta, il capitolo delle Fate e dei Cigni. Figure come diafane apparizioni, incantesimo araldici. "Abitavo in una casa sul monte Matajur dove ammiravo albe, tramonti, crepuscoli". Le Fate, simili alla favolosa Liebelei, morganatica incantatrice delle Alpi, hanno personificato quelle emozioni.

Altro spunto era stato offerto dalla Mostra dei Longobardi, allestita nel 1990 a Villa Manin e a Cividale. I monili d'oro, d'argento, di bronzo, di smalti, di paste vitree, esposti nelle bacheche fibule e collane, bracciali, anelli, orecchini, aghi crinali, spille, cinture, ampolle, bacili, preziose lamine lavorate a sbalzo e a niello, filigranate, damaschinate, ageminate, placcate - suscitarono nell'artista visioni di personaggi fragili, lemùrei.

Sfilano corpi austeri, maestosi, regali. Fate come presenze enigmatiche distorte dagli specchi deformanti del tempo. Visioni colte nella nebbia, fascinose e inquietanti. Corpi filiformi ignudi o parzialmente inguainati in drappeggi di veli dai preziosi colori, sottili colli allungati a dismisura, testi ne atteggiate ad ambigui sorrisi, incoronate da monumentali acconciature raccolte come primitivi cappelli cicladici (i copricapi sontuosi e bizzarri dei protagonisti nei film Medea ed Edipo Re di Pasolini). La Fata Rosa, la Fata Azzurra, la Fata del lago, la Fata Morgana sono entità sfuggenti, divinità femminili scaturite dai sogni immaginifici di età perdute. Figure intagliate nel legno di tiglio bruciato, tenui cromie ottenute con terre naturali amalgamate a cere.

Figure femminili sono anche i Cigni leggiadri. "Sul lago di Millstatt, in Austria, mi colpirono l'immaginazione i cigni che ad ali spiegate sfioravano l'acqua. Erano creature vanitose, colme di seduzione arcana".

Volti di sirene ammaliatrici, colli lunghissimi come steli di smaglianti orchidee, chiome in movimento "che fluttuano e si espandono nell'aria", serpeggiamenti sinuosi. I materiali sono ancora il legno di tiglio bruciato, le terre colorate e la cera. Colori blu notte e celeste vago. Il Busto del Cigno azzurro ha viso allungato e spigoloso di adolescente meravigliata per qualche indicibile evento, capelli che si aprono sulle tempie come frementi portelli di un Flügelaltar tirolese. Il Cigno nero al vento si sviluppa verticalmente a ondeggianti torsioni come il palo nodoso di un vitigno e termina nel garrire della chioma-vessillo. La Luna dal corpo a uovo di gigantesco baco da seta ha i capelli dispiegati come l'ala di una farfalla liberty disegnata dall'austriaco Koloman Moser o di una iridescente libellula modellata dal francese René Lalique.

I Baci rappresentano l'incontro di due figure. Sono l'uomo e la fata "che è in ogni donna". Fili d'erba o gambi di bucaneve, che la brezza accosta e fa sfiorare in leggerissime carezze, ricavati da vecchie travi d'abete, dal legno di noce e di larice bruciato, dalla scabra pietra piasentina, in un crescendo di lirismo e di epicità primeva.

Quei dialoghi lineari ritornano nella serie delle Emozioni. Selve, labirinti, incastri di filiformi ombre radenti, "sensuali essenze dell'anima ... - ha scritto Benedetti - Emozioni, immagini grottesche, ironiche figure, donne opulente, amorose, colorate, danzanti": Surreali caroselli visionari. Dionisiaci girotondi. Felici, tumultuosi, sincopati inni alla vita. Irruzioni violente di passione e di ironia. Lune dalle abbondanti fattezze si pongono in controcanto con le sottili lattee figure d'apparizione shakespeariana, sembrano nuvole rapprese, enormi, calate in una drammatica, orgiastica naturalità.

Dalle loro forme generose si generano i Germogli costruiti su ritmi tondeggianti. Escrescenze, tuberi, rotazioni, costituiscono nuove tappe della ricerca nei vasti territori della fantasia. I materiali utilizzati sono il legno policromo, in alcuni casi con elementi aggiunti di metallo, il bronzo, il marmo d'Aurisina. Nei legni colori diversi vengono stesi a strati sovrapposti, dopo di che lo scultore graffia le superfici facendo emergere le cromie sottostanti. L'effetto è di vibrante brusio coloristico.
Le tinte fondamentali cambiano a seconda della stagione cui l'opera è ispirata. Per l'Autunno la dominante è nera con lampeggiamenti rosso fuoco: richiamano i drappeggi della vite americana sulle vecchie muraglie. La Primavera dilata le bizzarre volumetrie delle enormi "lune" del ciclo.
Emozioni per dire il femmineo turgore generazionale della natura; il colore è giallo solare, con graffiature di verdi freschi, tracce di rossi e di arancioni, zigrinature bianche. A una sorta di figura femminile accucciata in posizione fetale accenna Gestazione, ruvido gropposo nodo di motivi antropomorfi. Una coppia azzurro-mare "marmorizzato", riferita vagamente a sagome di delfini, è raccolta sotto il titolo Tuffo. Il Totem grigio tracciato da un fitto reticolo di graffi chiari adombra un "idolo" femminile secondo simbolici stilemi primitivi. La coppia di Germogli è rivestita di cromatiche incrostazioni esotiche.
Giorgio Benedetti introduce con queste parole il nuovo capitolo della propria ricerca creativa:
"Nelle stagioni della vita / ti apri, prendi forma, / ti colori, profumi e doni / emozioni nuove". È l'appassionata avventura dell'artista. La sua vicenda esistenziale assomiglia al percorso in un giardino di sempre inattese fioriture.