L’Ultima Luna
retrospettiva di Bepi Delle Vedove
Tra sogno e originali cromatismi

dal 24 marzo al 15 aprile 2012
Chiesa di Santa Maria dei Battuti

Cividale ricorda con una personale l’artista friulano Bepi Delle Vedove, maestro d’arte di Premariacco, paese dove è nato e vissuto. Attivo nel Centro Arti Plastiche, impersonò vivamente non solo la figura più vera del pittore e dello scultore, ma anche dell’intellettuale e dell’uomo impegnato nel sociale.

orari:
sabato, domenica e festivi: 10.00_12.30 e 15.30_19.00

Inaugurazione sabato 24 marzo alle ore 18.00


E' nato a Premariacco nel febbraio del 1936, dove ha vissuto e lavorato.

Ha frequentato il Liceo Artistico di Venezia e l'Istituto Universitario di Architettura della medesima città. Ha iniziato ad insegnare materie artistiche nei licei e nelle scuole medie per terminare la sua carriera accademica nel 1996 e per dedicarsi a tempo pieno al campo artistico.

Le sue opere sono collocate in chiese, collezioni pubbiche e private in Italia e all'estero.

Come scultore ha eseguito nel 1964 (per l'associazione degli ex deportati politici) un monumento in ferro, posto in viale della Vittoria nella città di Udine. Negli anni settanta ha donato un bronzo alla cappella della canonica di Premariacco, suo luogo natale.

Nella sua carriera è stato progettista, scenografo, pittore di teatro musicale e di prosa firmando diversi spettacoli. Dal 1983 al 2006 ha curato l'organizzazione e l'allestimento della Mostra Concorso di Grafica, Pittura e Scultura a Premariacco con artisti nazionali.

Lo spazio, nella sintesi tridimensionale che Delle Vedove traduce in pittura, è il fondamento risolutivo e convincente che esprime la primaria presenza, già divenuta docente, di questo autore. Esito d'autore ben diverso da quello che ci si sarebbe potuto aspettare quando, da bambino nell'immediato dopoguerra, il padre accompagnava a Firenze due orfanelli in collegio, e, per sbaglio di itinerario, finiva per farli arrivare a Milano, città nella quale fin d'allora, nel Palazzo Reale, esponeva le sue opere Van Gogh. Racconta ancora il nostro artista dell'impressione enorme riscontrata di fronte ai dipinti del maestro “di uno sbigottito smarrimento, di un fervore che lo attanagliava, di un soddisfatto appagamento nella pittura, che già lo compenetrava visceralmente”.

E infatti la caratteristica primaria della sua espressione risente di questa matrice, poi sviluppatasi nella sapianza del disegno e armonizzata in un figurativo che di conseguenza approda ad un'intuizione astratta. Memore della lezione di un così grande artista nei cui confronti, con inconscia evidenza, riconosce il proprio debito formativo,  sia per l'enorme abilità nel disegno che per l'intraprendente e fantasiosa capacità espressiva. Abilità accademicamente tradotte nella scuola, che dal primo disegno gradualmente lo riconoscono maestro e che, raggiunto l'apice della sua ricerca artistica, consacrano il suo tridimensionale di convincente fattura.

 

In realtà ben poco ci sarebbe da dire sull'uso delicato dei colori, limpidi e suadenti quanto quelli di un arcobaleno dopo la tempesta, se nell'insieme non si aggiungesse con avveduta sapienza l'accumularsi della composizione, il cui significato rende insufficiente la prima osservazione: tanto che, considerando solo le impressioni immediate, sarebbe difficile instaurare un rapporto tra l'emotività recepita e gli incendiati colori del pittore fiammingo. Evidentemente la diffusa tristezza di Venezia quanto quella della dolce terra friulana, si sono imposte fin dall'inizio nella vigile ricerca dell'artista, la cui autentica identità è sempre aperta alla scoperta, sempre pronta a scandagliare in ciò che è nascosto, sempre fendente come i primi tagli di Fontana sulla tela: esprimendo nella forma il dubbio sull'eterno mistero dell'esistenza.

Con quell'incertezza che tende a scoprire il sostrato nascosto delle cose, lo sconosciuto humus vitale che fermenta sotto la superficie, simile alla brina di primavera o al ghiaccio d'inverno che nascondono il nascente germoglio. Completando successivamente l'originaria intiuzione creativa, predisposta ad un elaborato figurativo, con una colorazione attenta ai cicli di trasformazione della natura: accertando e sviluppando, in maniera graduale e continua, uno stile creativo che necessariamente si traduce in accademico insegnamento.

Pertanto la sua continua produzione pittorica, arricchita dell'evolversi della coscienza e da una continua esperienza, si evolve efficacemente dall'astratto al tridimensionale, in un uso tutto sommato semplice delle nuove prospettive utilizzate. Tutto infatti ci viene svelato dal suo disegno e dall'uso delle geometrie che ne avvalorano la consistenza compositiva, simili ad un teorema di cui l'artista ci fornisce la soluzione attraverso l'equilibrio della composizione, la studiata predisposizione degli spazi nei volumi, l'intreccio di curve la cui risulatante presuppone una perfetta quadratura con un risultato che va ben oltre le più sfumate trasparenze.

Il tutto interpretato nella continuità di un iter che lo ha sempre visto poco attento alle altrui qualificazioni, tanto da confermare la definizione preferita di “un artista mai tenuto a guinzaglio”. Sempre libero nella sua ricerca, nelle sue motivazioni che si realizzano nella scuola e nell'estetica, poiché in essa, anche se attraverso una pittura sperimantale, Delle Vedove sa esprimere la bellezza del colore, la compiutezza della forma, l'assoluto equilibrio di una composizione avvincente e privilegiata. In un racconto pittorico che riesce efficacemente a coniugare il geometrico, il classico e il mitologico nei quali traspaiono il sacro e il profano. Relativamente meno frequenti le espressioni plastiche nelle quali comunque si riscontrano itinerari comuni di ricerca, sperimantazione e cifra artistica, in cui si scopre ciò che si cela dietro il palcoscenico della vita.

Sintesi artistica di Ferdinando Anselmetti