GIAN MARIA LEPSCKY INNAMORATO DEL FRIULI

CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
ALL'INTERNO DEL MONASTERO DI SANTA MARIA IN VALLE

dal 22 giugno al 28 ottobre 2012

ORARI: da lunedì a venerdì: 10.00_13.00 e 15.00_17.00
            sabato, domenica e festivi, orario continuato: 10.00_18.00
INGRESSO LIBERO

L'idea di organizzare una mostra delle opere di Gian Maria Lepscky mi ha affascinato fin dall'inizio per un motivo che potrà sembrare persino banale: la poca conoscenza del lavoro di questo maestro veneziano che ha tratto ispirazione anche dal Friuli nell'epoca più impressionista che ha caratterizzato questo territorio
Lepscky ha sicuramente ottenuto poco riconoscimento in rapporto allo straordinario talento che ha saputo sviluppare nell'arco di una quarantina d'anni; una vita trascorsa alla continua ricerca di immagini insolite, dimostrando di aver raccolto dagli impressionisti francesi, ma anche dai macchiaioli toscani, la parte più eccitante di questa ricerca rappresentata dall'uscita dagli schemi accademici che, di certo, andavano stretti pure a lui.
Fin da giovane, ancora studente all'Accademia di Venezia, Lepscky coglie luci e riflessi, colori e inquadrature che lo porteranno a intraprendere un percorso artistico assolutamente straordinario, intriso di fascino, come affascinante, del resto, è stata tutta la sua vita.
Dall'Accademia, che frequenta con Ettore Tito, fino al periodo trascorso in trincea nel 1917, trae la forza di disegnare cinque bozzetti dalla potenza esplosiva, tra i quali "TANGO" merita una particolare menzione.

Terminata l'avventura bellica si avvicina al movimento futurista. Tommaso Marinetti lo definisce "futurista audace astrattista interessante".
Nel 1920 Gian Maria Lepscky conclude gli studi accademici ed inizia a misurarsi con il mondo dell'arte percorrendo, con il suo lavoro, due tracce: i paesaggi e i ritratti.
Con alcune sue opere partecipa, nello stesso anno, alla 10a collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa a Cà Pesaro.
E' presente anche alla Biennale del 1924 dove incrocia colleghi come Pietro Marusig, Mario Sironi, Achille Funi, ed altri ancora che hanno fatto grande il panorama culturale del tempo con riverberi che ancor oggi ci arrivano.
Ma a noi preme sottolineare il fortissimo legame dell'artista con il Friuli, frutto dell'amicizia con i cugini Deganutti di Buttrio.

A Buttrio trascorre infatti lunghi periodi durante i quali questo angolo di mondo diventa per lui un rifugio spirituale, capace di ritemprare dolori e delusioni di una professione che egli ama moltissimo ma che sente non capìta dalla critica del tempo.
Le vedute delle colline, i ritratti potentissimi, i colori, sapientemente declinati, che riesce ad imprimere sulle sue tele durante i periodi trascorsi in questa specie di piccolo paradiso dei sentimenti, lo portano, senza dubbio alcuno, nell'alveo dei grandi pittori del '900 italiano.
L'esposizione delle opere, all'interno della mostra, è suddivisa in tre parti.
La prima, composta da ritratti, autoritratti e figure, rivela come Lepscky trovi il modo di rappresentare non solo i volti ma anche gli stati d'animo delle persone che lui raffigura. Ciò evidenzia quanto egli presti attenzione alla componente relazionale con coloro che lo circondano ed eviti di lasciarsi trascinare in forme di rappresentazione da cui non si sente coinvolto.
Nello spazio centrale della sala si possono ammirare le vedute friulane e veneziane, tanto care all'artista.
Si potrà notare come, nelle prime, i colori dei paesaggi non siano per nulla diversi da quelli che siamo soliti osservare percorrendo le strade delle nostre colline. L'amore per raccontare piccole storie visive è invece il tema dominante del suo lavoro a Venezia, ove coglie colori per noi meno consueti ma reali come reale, del resto, é tutta la sua pittura.
Nella terza parte possiamo ammirare nature morte e certi lavori eseguiti d'emblée, su qualche piccolo pezzo di carta, in qualche osteria dove si accompagna ad amici sinceri.

Rimangono da vedere un video ed alcune rappresentazioni sacre, percorso, quest'ultimo, che lo ha reso celebre in terra veneta avendo egli affrescato numerose chiese.
Possiamo farcene un'idea ammirando il grande bozzetto in cartone dedicato a San Bortolomeo, situato al centro della sala espositiva.
In questa mostra di Cividale è possibile quindi ammirare il lavoro di un artista che non ha mai perso il valore intellettuale della sua ricerca, non si è mai lasciato andare a facili compromessi - e lui aveva la capacità per farlo - convinto com'era del valore del suo progetto artistico.
Per molti visitatori Gian Maria Lepscky sarà una vera e propria scoperta e, probabilmente, rimarrebbe lui stesso sorpreso se sapesse che il lavoro che lo ha impegnato per un'intera vita ha avuto finalmente adeguato riscontro.

Vittorio Sgarbi visita la mostra

“Cividale è il posto più bello del Friuli”. Entusiasta della Città Ducale, Vittorio Sgarbi. Il celebre critico d’arte ha visitato il 29 agosto 2012 il complesso del Monastero di Santa Maria in Valle accompagnato dall’assessore municipale Daniela Bernardi, dall’archeologo Luca Villa e dall’architetto Alessandra Quendolo - professionisti che seguono il progetto di indagine e recupero dell’oratorio -, e da Fausto Deganutti, curatore della prima grande retrospettiva dedicata al pittore nato a Venezia, Gian Maria Lepscky, mostra allestita nella chiesa di San Giovanni, nel complesso del Monastro. Parole di apprezzamento, le sue, per l’allestimento dedicato a Lepscky, “Innamorato del Friuli”.

Poco dopo essere entrato nella chiesa di San Giovanni, infatti, osservando uno dei dipinti, si è rivolto ai presenti commentando: “valeva la pena di venire fin qui solo per ammirare quest’opera”. E ancora: “non molto conoscevo Lepscky, il suo lavoro è ottimo”. Parlando con l’assessore Bernardi, il critico ha esternato il suo desiderio di trascorrere almeno due giornate a Cividale del Friuli, così da avere modo di visitarla al meglio e di godere delle sue bellezze. “Una richiesta che accogliamo subito e con molto entusiasmo” ha risposto l’assessore che adesso resterà in contatto con il noto critico per fissare le date del soggiorno.

Sgarbi, giunto in Città attorno alle 15.45, ha passato in rassegna le opere di Lepscky e non si è fatto sfuggire un dipinto di Palma il Giovane, parte del tesoro della chiesa di San Giovanni, opera che decora stabilmente uno degli altari della parete sinistra. Da lì è stato accompagnato all’interno del Tempietto Longobardo, dopo aver percorso la parte voltata del chiostro, chiedendo anchequali sono stati i danni causati dal terremoto del 1976.

Giunto nel Tempietto Longobardo si è soffermato a lungo sugli splendidi stucchi, non dimenticando gli affreschi, i dettagli e le porte in pietra scolpite che un tempo si utilizzavano per accedere all’area tra i banchi in legno dallo spazio delle colonne. La visita si è chiusa nell’area del Belvedere, adiacente l’orto delle Orsoline, dove Sgarbi ha firmato una copia del catalogo realizzato sulla vita e l’arte di Gian Maria Lepscky dedicandolo alla Città di Cividale del Friuli e alla “sua felice comunità”. L’assessore Bernardi ha quindi omaggiato Sgarbi con alcuni preziosi volumi sulla storia e l’arte della Città Ducale, la “Cividale Longobarda” Patrimonio dell’Umanità Unesco.

“Abbiamo avuto e continuiamo ad avere grandissime soddisfazioni dal complesso del Monastero e dalla mostre di sempre grande qualità che qui vengono allestite - dice il sindaco, Stefano Balloch -, questo luogo è il cuore pulsante di una Cividale del Friuli in pieno sviluppo turistico, con capacità di attrazione che aumenta e aumenterà costantemente, grazie a continui progetti di miglioramento, promozione, valorizzazione e conoscenza dei suoi inestimabili tesori”.