20/10/2006 - Esercitazione europea Mesimex 2006 a Napoli

PC FVG a Mesimex 2006 PC FVG a Mesimex 2006

Partenza Partenza

Allestimento tende Allestimento tende

Allestimento tendopoli Allestimento tendopoli

Pianificazione Pianificazione

Sfollati con Paola Franzoi Sfollati con Paola Franzoi

Data inizio intervento : 20/10/2006
Data fine intervento :   24/10/2006

Orario partenza:      03.00
Orario rientro:          06.00

Luogo: Cercola (Napoli)
 
Tipologia intervento :
Esercitazione europea per lo sfollamento delle popolazioni residenti nell'area flegrea

Automezzi utilizzati : 
Colonna Mobile Protezione Civile del  Friuli Venezia Giulia

Personale intervenuto : 
- FRANZOI Paola

Link alla pagina informativa ed alla galleria fotografia della Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia


Esercitazione "Mesimex"

Nell’ambito del Meccanismo Comunitario istituito con decisione (2001/792/CE) del Consiglio dell’Unione Europea del 23 ottobre 2001, la Commissione europea prevede un’attività formativa che includa anche le Esercitazioni per la simulazione delle grandi emergenze.

 

L’esercitazione è uno strumento prezioso attraverso il quale è possibile testare l’efficacia e la validità di un modello di intervento per fronteggiare una grande emergenza.
Previsione e prevenzione sono due concetti essenziali per il sistema di protezione civile, infatti, per quanto la natura degli eventi possa essere inaspettata ed intensa vi è la consapevolezza di poterla fronteggiare attraverso delle procedure già sperimentate sul campo che sono in grado di ridurre al minimo gli effetti salvaguardando vite umane e beni.

 

Nel dicembre 2005 la Commissione europea ha approvato la proposta italiana di realizzare un’esercitazione a livello comunitario sui rischi naturali.

In questo ambito la Regione Campania e l’Associazione Amesci hanno presentato il progetto Somma Vesuvius Mesimex – Major Emergency SIMulation EXercise - sul rischio vulcanico, che si svolgerà sotto il coordinamento del Dipartimento della Protezione Civile.

L’esercitazione avrà luogo tra il 18 e il 23 ottobre 2006 nella Regione Campania.

L’esercitazione si basa su un evento di tipo C (secondo la classificazione di cui all’art.2 della L.225/1992), cioè un evento che per intensità ed estensione, deve essere fronteggiato con l’impiego di mezzi e poteri straordinari che il Sistema nazionale di protezione civile è in grado garantire.

L’area interessata comprende 18 Comuni ad alta densità abitativa che si sviluppano alle falde del Vesuvio, il quale, pur essendo attualmente in stato di quiescenza, è uno dei vulcani più a rischio nel mondo.
Lo scenario di Mesimex sarà la simulazione dell’evoluzione dell’attività del Vesuvio, dalla dichiarazione del livello di attenzione a quello di allarme, che prevede l’evacuazione di un campione di circa 2mila abitanti dall’area a rischio della zona, prevista dal Piano di emergenza.
In questa esercitazione non viene dunque simulata l’eruzione vulcanica, ma soltanto la fase preparatoria fino all’evacuazione della popolazione.
Tuttavia è interessante focalizzare l’attenzione su quanto siano articolate e delicate le attività da realizzare e coordinare a livello nazionale ed internazionale prima dell’evento.
L’esercitazione nella componente nazionale ha tra gli obiettivi principali quella di verificare la risposta del Sistema nazionale di protezione civile, sperimentare l’applicazione del Piano di emergenza del Vesuvio e il modello di intervento per la salvaguardia dei beni culturali nell’area a rischio.

Nella componente internazionale, oltre a testare le procedure del meccanismo europeo di protezione civile, l’esercitazione Mesimex per la prima volta metterà alla prova l’efficacia della risposta degli Stati membri nel predisporre l’invio di squadre di esperti vulcanologi VET (Volcano Expert team) e di Squadre di Assistenza e Supporto alla popolazione straniera FAST (Foreigners Assistance and Support Team) affrontando le criticità emerse nel corso delle recenti esperienze in campo internazionale.

Il compito dei VET sarà quello di fornire supporto alle componenti tecnico-scientifiche del Sistema di protezione civile, relativamente al monitoraggio della attività del Vesuvio e all’interpretazione dei fenomeni precursori. Attraverso il lavoro sinergico tra tutte le componenti tecnico-scientifiche e quelle operative, che prevede la condivisione del know-how ed il confronto dei metodi di lavoro, si potrà contribuire ad una migliore gestione dell’emergenza vulcanica perfezionando modelli e procedure di intervento.

L’introduzione delle squadre di assistenza e supporto alla popolazione straniera FAST ha l’obiettivo di verificare le capacità di identificare, assistere ed evacuare i cittadini europei e stranieri presenti nella zona a rischio. L’evento dello Tsunami nel Sud-Est Asiatico ha evidenziato come queste procedure debbano essere migliorate valorizzando il concetto di inter-operabilità e sinergia tra i Paesi dell’Unione europea, mettendo alla prova l’attivazione ed il coordinamento delle strutture diplomatiche.
Questo complesso esercizio prevede la partecipazione di tutte le strutture e componenti del Servizio nazionale di protezione civile e dei quattro Stati membri – Francia, Spagna, Portogallo, Svezia – che hanno partecipato alla fase di organizzazione e che, attraverso l’invio di squadre di esperti, saranno operativi durante lo svolgimento della simulazione.
Al fine di confrontare, valutare e condividere l’esperienza e i metodi di coloro che operano sul campo, è prevista la partecipazione di un osservatore per gli altri Stati Membri dell’Unione Europea, che non intervengono nell’esercitazione, per I Paesi candidati ad entrare nell’Unione europea, per i Paesi dell’Area Economica Europea, per i Paesi extra-europei e per le Organizzazioni internazionali come la NATO, e le Agenzie delle Nazioni Unite.

 
 
 
 

Obiettivi

L’esercitazione riguarderà la fase preparatoria di una emergenza vulcanica di notevole rilevanza nell’area del Vesuvio.
L’obiettivo è quello di verificare e migliorare le procedure di emergenza e di definire un modello comune di gestione delle emergenze. In particolare si seguirà l’evoluzione dell’attività del Vesuvio dalla fase di dichiarazione del livello di attenzione fino all’evacuazione della popolazione dall’area a rischio, prima che l’eruzione del vulcano abbia inizio.
In questo contesto sarà sperimentata, per la prima volta, l’efficienza di risposta degli Stati Membri attraverso il modello di intervento delle squadre di esperti vulcanologi VET (Volcano Expert team) e delle squadre di Assistenza e supporto alla popolazione straniera FAST (Foreigners Assistance and Support Team).

 Obiettivi principali dell’esercitazione:

 - Sperimentare le procedure del Meccanismo europeo di Protezione Civile;
- Coinvolgere i paesi partecipanti sia nella fase preparatoria che durante l’esercitazione attraverso la creazione di una rete di esperti e il confronto delle diverse metodologie d’intervento;
- Condividere, attraverso l’impiego dei VET, l’esperienza tecnico-scientifica mettendo a  confronto diversi metodi di lavoro e potenziando la rete dei Centri di ricerca;
- Approfondire la conoscenza della gestione delle emergenze e dei Sistemi di protezione civile in caso di una emergenza vulcanica di notevole rilevanza;

- Testare l’attivazione e il coordinamento delle strutture della rete diplomatica in una situazione di emergenza e la capacità di localizzare e assistere i cittadini stranieri presenti nella aree a rischio attraverso l’impiego dei FAST;
- Testare le attività tra gli ufficiali di collegamento dell’Unione europea nella gestione dei rapporti tra gli uffici diplomatici, la Direzione di Comando e Controllo DICOMAC (LEMA);
- Divulgare l’informazione sul rischio vulcanico nelle scuole ed alla popolazione, in modo da rendere noto il Piano Nazionale di Emergenza del Vesuvio e i relativi livelli di allerta;
- Migliorare la collaborazione tra gli Stati membri dell’Unione europea nel campo della protezione civile attraverso le problematiche emerse durante il corso dell’esercitazione;
- Mostrare le potenzialità della Protezione civile europea attraverso video interattivi e diffondere la conoscenza circa le capacità di risposta alle emergenze tra i Paesi europei;
- Perfezionare le capacità di accoglienza, impiego e coordinamento delle squadre e degli esperti internazionali;
- Sperimentare il modello di intervento per la salvaguardia dei beni culturali nell’area a rischio.

Attività

Nel corso dell’esercitazione l’Italia chiederà attraverso il Monitoring Information Centre MIC di Bruxelles agli Stati membri di inviare, in un primo momento, squadre di esperti vulcanologi VET e successivamente squadre di Assistenza e supporto alla popolazione straniera FAST per l’assistenza ai cittadini stranieri presenti nelle zone a rischio.

 

Attività dei VET

 

Gli Stati membri, Francia, Spagna, Portogallo e Svezia, invieranno  squadre composte al massimo da tre esperti ciascuna di comprovata professionalità nel settore del monitoraggio vulcanico e valutazione della pericolosità.
Le squadre internazionali supporteranno il nucleo scientifico del sistema di protezione civile italiano nelle operazioni di monitoraggio del Vesuvio. L’intervento internazionale sarà operativo a  partire dalle prime fasi di ripresa dell’attività vulcanica e si svolgerà in stretta collaborazione con il personale dell’Osservatorio Vesuviano (OV) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
L’esercitazione permetterà alla componente scientifica e a quella operativa di lavorare insieme come un unico sistema. Questo è l’aspetto più interessante perché soltanto la condivisone di un linguaggio comune può rendere di fatto possibile l’attivazione di procedure sulla base dei dati della comunità scientifica.

Obiettivi specifici dei VET

I VET in collaborazione con lo staff scientifico dell’INGV-OV avrà il compito di:
1. Raccogliere dati geofisici e geochimici mediante l’impiego di strumentazione aggiuntiva a  miglioramento  dei sistemi di monitoraggio esistenti;
2. Supportare l’analisi e l’elaborazione dei nuovi dati raccolti attraverso altre simulazioni ed esperienze di altre eruzioni vulcaniche con l’obiettivo di interpretare meglio i fenomeni precursori;
3. Interpretare i risultati raggiunti da altri settori di ricerca (vulcanologia, sismologia,  deformazione del suolo, geochimica) per fornire una valutazione complessiva dello stato di criticità dell’attività vulcanica;
4. Aggiornare costantemente i dati e il livello di criticità fino alla fine dell’esercitazione

Attività dei FAST

Gli Stati membri, Francia, Spagna, Portogallo e Svezia, invieranno squadre di Assistenza e Supporto alla popolazione straniera composte da esperti tra cui un coordinatore, un funzionario di collegamento con le Rappresentanze diplomatiche e un logista.
Le squadre internazionali supporteranno le Autorità italiane nelle operazioni di assistenza ai cittadini stranieri, residenti o turisti, presenti nelle aree a rischio nel momento in cui verrà dato l’ordine di evacuazione.

Obiettivi specifici dei FAST

I Fast dovranno lavorare in stretta collaborazione con le autorità italiane per :

1. Effettuare un censimento della popolazione straniera effettivamente presente nell’area a rischio e procedere ad una sua localizzazione.
2. Trasmettere alle rappresentanze diplomatiche le informazioni relative all’evoluzione degli eventi, alle misure che sono state adottate e alle norme di comportamento;
3. Individuare ed andare incontro alle specifiche esigenze e necessità dei cittadini stranieri;
4. Elaborare e verificare il piano operativo di evacuazione della popolazione straniera;
5. Adattare e rendere operativo il piano di trasferimento degli stranieri dalle aree di rischio alle aeree di check point e da queste ai punti di snodo principali per il successivo rimpatrio.

Evacuazione

Una volta dichiarato lo stato di emergenza da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri un campione di circa 2mila abitanti verrà evacuato dalla zona rossa.
Il piano d’emergenza prevede infatti l’evacuazione della popolazione dalla zona a maggior rischio, prima dell’inizio dell’eruzione.

Gli esperti di protezione civile forniranno ogni tipo di assistenza e provvederanno al trasporto degli abitanti, italiani e stranieri, verso le aree di check point, dove, oltre a ricevere generi di primo conforto, saranno informati sulle attività di protezione civile. Da queste aree, in un secondo momento, la popolazione italiana sarà indirizzata verso le regioni gemellate previste dal piano di emergenza, mentre i cittadini stranieri seguendo il piano di evacuazione delle squadre FAST saranno rimpatriati o guidati in altre destinazioni.

Scenario dell'eruzione e piano nazionale d'emergenza

Il Vesuvio è in stato di quiescenza dal 1944.  In caso di riattivazione, si prevede, una eruzione di tipo  Sub-Pliniano, che pertanto è stata presa come riferimento nel Piano NEPVA.

 LA FASE ERUTTIVA E LE ZONE A RISCHIO

 Lo scenario associato ad un’eruzione Sub-Pliniana prevede i fenomeni di seguito descritti ed i rischi ad essi correlati: sulla base di essi, il territorio è stato suddiviso in tre zone: “zona rossa,” “zona gialla” e “zona blu”.

 

•  Nella fase iniziale dell’eruzione, una colonna eruttiva sostenuta composta di gas e frammenti piroclastici, alta  15-20 Km, determina  il depositarsi a terra  di pomice, lapilli e cenere trasportate dal vento. Il rischio è correlato alla densità e al carico esercitato dalla coltre piroclastica che può comportare un sovraccarico eccessivo sui tetti degli edifici determinandone il  crollo. Ulteriori rischi sono connessi alle difficoltà di respirazione dovute all’elevata concentrazione di sottili particelle nell’aria, alla contaminazione delle  colture e dell’acqua, alle difficoltà di utilizzare vie di fuga e agli ingorghi stradali (zona gialla)

• Nella fase successiva, la colonna eruttiva collassa, generando colate piroclastiche con nuvole di gas e particelle sospese, che possono raggiungere velocità di 100 km/h, e possono avere un enorme potere distruttivo. I modelli fisico- numerici indicano che dall’avvenuto collasso della colonna eruttiva, la colata piroclastica per raggiungere il mare impiegherà dai 5 ai 10 minuti distruggendo tutto ciò che incontra. La zona esposta a questo rischio è definita (zona rossa).

 

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• Il rischio della terza fase è correlato al generarsi di colate di fango(“lahars”)  durante e dopo l’eruzione. Si tratta di colate di detriti molto rapide e dense generate dalla pioggia che trascina il materiale piroclastico depositatosi lungo le ripide pendici del vulcano e dei rilievi Appenninici situati sottovento.
Questi lahars hanno immenso potere distruttivo e ciò comporta la necessità di evacuare la popolazione presente nelle zone esposte a tale rischio. Nel Piano questa è definita zona blu. Quando è vicina al vulcano, coincide con la zona rossa ma ricopre anche quelle parti della zona gialla situate nei ripidi pendii sottovento che possono essere interessati da significative cadute di materiale piroclastico.

 

 
SISTEMA DI MONITORAGGIO E PREVISIONE DELL’ERUZIONE

Il successo del Piano di Emergenza del Vesuvio dipende dalla capacità di prevederne l’eruzione. In un vulcano dal condotto ostruito in stato di quiescenza, come il Vesuvio, il passaggio dallo stato di  riposo all’eruzione sarà preceduto e accompagnato  da una serie di fenomeni precursori,  come ad esempio:
- deformazione del suolo (con movimenti sia  verticali che orizzontali) prodotta dalla pressione esercitata dalla risalita del magma.
- Sismicità anomala generata dalle fratture prodotte dalla pressione del magma. Il Piano nazionale di Emergenza comprende la valutazione dei danni causati dai possibili terremoti della fase pre-eruttiva, in grado di danneggiare la rete viaria necessaria all’evacuazione della zona rossa.
- Aumento del flusso di componenti volatili  che raggiungono la superficie e cambiamento della temperatura delle fumarole e della composizione chimica e isotopica di sorgenti calde, falde acquifere e gas fumarolici.
- Anomalie dei campi gravimetrici, magnetici ed elettrici della crosta terrestre prodotti dal magma in risalita.

Il Sistema di monitoraggio del Vesuvio è all’avanguardia ed in grado di registrare sistematicamente tutte le variabili chimiche e fisiche di rilievo.
Le reti di monitoraggio sono gestite dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)  attraverso l’Osservatorio Vesuviano(OV). Il sistema di sorveglianza dell’OV è in stretto collegamento con il Dipartimento della Protezione Civile che riceve comunicazione tempestiva di tutte le informazioni rilevanti sullo stato dell’attività vulcanica.
 

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LIVELLI DI ALLERTA
Il piano nazionale d'emergenza, sulla base dei fenomeni precursori attesi, individua quindi tre livelli di allerta successivi:

Attenzione:
viene dichiarato quando i parametri monitorati superano le soglie prestabilite. Il sistema di monitoraggio viene potenziato e la popolazione e le autorità civili sono costantemente informate sull’evolversi della situazione.

 

Preallarme:
Aumenta la probabilità di un eruzione; tutti i soggetti coinvolti nel piano di emergenza devono essere pronti ad intervenire e dislocati nelle aree da evacuare (zona rossa)

 

Allarme:

L’eruzione è ormai imminente. La popolazione deve essere evacuata dalla zona rossa.

 

LIVELLI DI ALLERTASTATO DEL VULCANOPROBABILITA' DI ERUZIONETEMPO DI ATTESA ERUZIONE
BaseNessuna variazione significativa di parametri controllatiMolto bassaIndefinito, comunque non meno di diversi mesi
AttenzioneVariazione significativa di parametri controllatiBassaIndefinito, comunque non meno di alcuni mesi
PreallarmeUlteriore variazione di parametri controllatiMediaIndefinito, comunque non meno di alcune settimane
AllarmeComparsa di fenomeni e/o andamento di parametri controllati che indicano una dinamica pre-eruttivaAltaDa settimane a giorni


A causa della rilevanza sociale ed economica delle conseguenze, lo stato di  allarme è proclamato dal Presidente del Consiglio a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri. La maggiore sfida  per la comunità scientifica è il corretto riconoscimento  dei segnali che precedono l’eruzione, così da  evitare falsi allarmi o mancati o tardivi allarmi.


La distribuzione delle zone rossa, gialla e blu nella Regione Campania

Salvaguardia dei beni archeologici - Intervento di messa in sicurezza e recupero beni mobili nella Villa Romana di Somma Vesuviana

 

Motivazione e scopo dell’intervento

Gli studi vulcanologici condotti sul Vesuvio hanno confermato che l’evento di riferimento da porre a base della pianificazione di emergenza, in caso di riattivazione del vulcano, è un’eruzione subpliniana simile a quelle avvenute nel 472 d.C. e nel 1631. La sequenza dei fenomeni attesi più pericolosi è, in estrema sintesi, la seguente: 
- ricaduta di pomici, lapilli e ceneri da una colonna eruttiva sostenuta alta da 15 a 20 Km,
- scorrimento di flussi piroclastici per collasso della (stessa) colonna eruttiva,
- generazione di colata di fango per mobilizzazione da pioggia delle ceneri incoerenti depositatesi lungo i  pendii ripidi del cono vulcanico e dei rilievi appenninici posti sottovento rispetto al cratere. 

Lo scorrimento dei flussi piroclastici (nubi di gas cariche di materiale magmatico incandescente che viaggiano ad alta velocità, con una forte pressione dinamica ed alte temperature) rappresenta il fenomeno più pericoloso e il piano di emergenza prevede che tutta la zona esposta a questo pericolo (la zona comprendente i 18 comuni circumvesuviani) venga evacuata prima dell’inizio dell’eruzione.
Se la priorità, nella messa in sicurezza, spetta ovviamente alle persone,non si può dimenticare che nella zona rossa vi sono anche numerosi e preziosi beni culturali che meritano anch’essi di essere protetti nel limite del possibile.

Per affrontare concretamente questo problema, il Dipartimento della protezione civile nazionale e la regione Campania, hanno appena stipulato una convenzione che si avvarrà delle competenze della direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Campania e delle soprintendenze competenti per materia e territorio. 
La maggior parte del lavoro di preparazione per la salvaguardia e la prevenzione dei beni culturali da un’eruzione del Vesuvio rimane quindi ancora da fare.
Si è tuttavia ritenuto utile e necessario inserire all’interno dell’esercitazione europea di protezione civile Vesuvio – Mesimex, un primo intervento di questo tipo.
La Soprintendenza per i  beni archeologici per le province di Napoli e Caserta ha suggerito che l’intervento venisse realizzato nella Villa Romana di Somma Vesuviana in corso di escavazione dal 2001 dall’Università di Tokyo e che ricade all’interno della zona rossa. 
L’intervento prevede il trasporto in zona sicura dei beni culturali che possono essere trasportati  e interventi di protezione in sito per gli oggetti preziosi che non possono essere rimossi. 

Fenomeni eruttivi attesi alla villa

Simulazioni al computer dei potenziali “flussi piroclastici” effettuate dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Pisa in collaborazione con il “Cineca” di Bologna, hanno mostrato che la presenza della barriera naturale del Monte Somma potrebbe, sotto alcune condizioni essenzialmente legate alla morfologia del cratere oltre che all’intensità dell’eruzione ipotizzata, ridurre parzialmente gli effetti sulle costruzioni. 
Tuttavia evidenze storiche di eruzioni del passato, come ad esempio quella del 472 d.C., dimostrano come  la zona in cui è situata la Villa abbia comunque una probabilità non trascurabile di essere colpita da fenomeni di varia natura.
In particolare si stima che per un evento di tipo  “Subpliniano I” (leggermente inferiore a quello di Pompei del 79 d.C.) l’area possa essere interessata da terremoti con intensità compresi tra il VI e il VII grado della scala Mercalli, da una cospicua caduta di cenere (circa 2.000 Kg/mq)  e da flussi  piroclastici di elevata temperatura  (tra i 250 e i 300 gradi).

L’esercitazione di protezione civile

L’esercitazione, organizzata dal G.LA.BE.C. (Gruppo di lavoro interministeriale per la salvaguardia e la prevenzione dei beni culturali dai rischi naturali), sarà eseguita da speciali squadre S.A.F. (speleo/alpino/fluviali) dei Vigili del fuoco e da volontari di Legambiente altamente specializzati nel recupero e salvaguardia dei beni culturali, sotto la guida della Soprintendenza per i beni archeologici per le province di  Napoli e Caserta. 

Le attività di messa in sicurezza, comprendono:
- individuazione di un locale idoneo per il deposito dei beni mobili da salvaguardare, in una località fuori dalla “zona rossa”;
- imballaggio e trasporto nel deposito del materiale archeologico;
- rafforzamento mediante cerchiatura di quattro colonne che non possono essere rimosse;
- recupero di due statue marmoree, una delle quali raffigurante il giovane Dioniso con un cucciolo di pantera tra le braccia. A mezzo di teleferica saranno portate in superficie da una profondità di  circa 10 metri.
- protezione con uno schermo di materiale resistente alle alte temperature di una porzione di dipinti; prove dell’efficacia della schermatura a cura del centro Studi “Plinivs-Lupt” dell’Università Federico II di Napoli. 

Un po’ di storia
La villa di epoca romana di trova in località “Starza della Regina” nel comune di Somma Vesuviana, lungo la fascia pedemontana del Somma-Vesuvio e ad una distanza di circa sei chilometri dal cratere. L’area deve il suo nome a frequentazioni di origine aragonese. La denominazione “Starza” identifica un appezzamento agricolo con relativa masseria. La “Regina”, cui la Starza viene riferita, è da identificare con Giovanna III, vedova del Ferdinando I (Ferrante il Bastardo), erede sul trono di Napoli di Alfonso I d’Aragona. 
 

Le prime esplorazioni furono intraprese negli anni ’30 a seguito del rinvenimento casuale di strutture murarie durante alcuni lavori agricoli. Lo scavo, promosso da Alberto Angrisani, medico di Somma Vesuviana, fu eseguito da Matteo Della Corte, direttore degli scavi di Pompei su un area di circa 50 mq. Nella limitata estensione del saggio furono osservati i resti di un edificio monumentale, quali coppie di pilastri e un muro articolato in nicchie, conservato per un’altezza di circa nove metri.

La collocazione topografica della struttura e le caratteristiche insolite e monumentali avallarono l’ipotesi che la dimora osservata potesse essere identificata con la villa nella quale l’Imperatore Ottaviano Augusto avesse posto fine ai suoi giorni.
Le strutture restarono in vista fino alla fine degli anni ‘30 nell’attesa di una ripresa dell’esplorazione; rinviata anche a causa di eventi quali lo scoppio della II guerra mondiale.  L’abbandono provocò il progressivo e naturale rinterro dell’area scavata fino alla ripresa dell’indagine a partire dalle prime ricognizioni effettuate nel 2001.

 

Attualmente lo scavo si estende per oltre 1.500 mq ma numerosi elementi fanno ipotizzare l’originaria estensione dell’edificio per una dimensione non inferiore ai 10.000 mq.
Il seppellimento e la distruzione dell’edificio avvennero in conseguenza dell’accumulo dei prodotti in numerose eruzioni successive a quella verificatasi nel 79 d.C., che distrusse le città di Pompei ed Ercolano.
L’edificio, in evidente stato di degrado, è stato inizialmente sepolto, per circa metà della sua altezza, dai prodotti vulcanici emessi durante l’eruzione esplosiva cosiddetta “di Pollena” (datata convenzionalmente, in base alle fonti storiche, al 472 d.C.). Dapprima, un sottile strato di sabbie e densi lapilli ha ricoperto uniformemente tutti gli ambienti dell’edificio, sigillando sul pavimento i crolli avvenuti prima dell’eruzione.

Successivamente, numerosi flussi di cenere vulcanica e grossi blocchi lavici di oltre un metro di diametro, originatisi lungo i ripidi fianchi del Somma, hanno investito le strutture dell’edificio seppellendolo sotto una coltre di circa 4-5 metri di spessore. Alla fine di quest’eruzione le strutture più elevate dell’edificio emergevano per alcuni metri dal deposito vulcanico.
E’ da sottolineare che per la prima volta viene osservata con estremo dettaglio una sequenza vulcanica dell’attività del Vesuvio nel periodo tardoantico e con particolare riguardo sui fenomeni di deposizione e di impatto dei materiali sulle strutture. 
 

Le campagne di scavo condotte tra il 2002 e il 2006 hanno condotto alla scoperta di alcuni ampi ambienti. L’ambiente principale ha una forma esagonale ed è diviso in due parti da una struttura composta da quattro archi, impostati su pilastri quadripartiti in blocchi di pietra vulcanica sormontati da cornici in calcare. L’ambiente è delimitato a nord da un colonnato con colonne in marmo africano sormontate da capitelli corinzi e a sud da un muro con portale, sormontato da frontone, decorato con simboli dionisiaci. Le pareti laterali presentano tre nicchie. Di grande interesse è la scoperta, in una delle nicchie della parete ovest di una statua marmorea di peplofora (abito femminile). Alla nicchia centrale della parete est è pertinente una notevole statua, ricomposta da frammenti rinvenuti sul pavimento, raffigurante il giovane Dioniso con un cucciolo di pantera tra le braccia. Le statue sono databili all’età augustea.

 

Ad ovest di tale ambiente è stato individuato un vano, dotato di due grandi porte sui lati Nord e Sud con evidenti segni di diverse fasi costruttive. Al di sotto dei depositi vulcanici che interravano l’ambiente è stato scoperto il crollo del tetto, con numerosissimi frammenti di tegole, coppi e pezzi di legno bruciato, una macina per grano e molti frammenti di dolia (grossi recipienti in terracotta per la conservazione degli alimenti); sullo strato di macerie, poco prima dell’abbandono, fu costruito un forno. Tali elementi lasciano ipotizzare un mutamento della destinazione d’uso dell’edificio, con una progressiva sostituzione della funzione residenziale con quella produttiva, come attestano numerosi altri elementi osservati nel corso dello scavo.

Le mostre di Mesimex 2006:alla scoperta del Vesuvio

In occasione dell’esercitazione “Mesimex 2006” il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Dipartimento della Protezione Civile, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e in collaborazione con la Regione Campania, la Provincia di Napoli e il Comune di Napoli, promuovono una serie di iniziative culturali dedicate al Vesuvio.

 Tre grandi mostre allestite in prestigiose sedi storiche – Villa Pignatelli e Palazzo Roccella a Napoli, Villa Campolieto ad Ercolano – conducono il visitatore all’interno di un percorso, tra arte, storia e scienza, dedicato al vulcano che ha segnato la storia di Napoli e del mondo intero.

VESUVIO IN FIAMME, VESUVIO A COLORI
a cura di Nicola Spinosa
Villa Pignatelli, Napoli
22 ottobre - 19 novembre 2006

lunedì - venerdì: 9.00 -14.00
sabato: 9.00 - 19.00
domenica: 9.00 - 14.00
martedì chiuso

La mostra d’arte “Vesuvio in fiamme, Vesuvio a colori” presenta oltre cento opere raffiguranti il Vesuvio tra olii, acquerelli, gouaches, incisioni e porcellane provenienti da prestigiosi musei nazionali e internazionali e da importanti collezioni private, testimonianze della magnetica attrazione che il “gigante assopito” ha sempre esercitato nell’immaginario di artisti italiani e stranieri. L’esposizione raccoglie opere che abbracciano un vastissimo arco temporale, dalle vedute del XVII secolo fino alle celeberrime rappresentazioni di Warhol e Max Ernst e dei contemporanei Kounellis, Barisani, Clemente e Paladino.

NAPOLI E IL SUO VULCANO. MEMORIE E DOCUMENTI
a cura di Giuseppe Galasso e Alessandro Nicosia
Palazzo Roccella, Napoli
22 ottobre - 19 novembre 2006

lunedì - sabato: 9.30 -19.30
domenica e festivi: 9.30 - 14.30
martedì chiuso

La prestigiosa sede di Palazzo Roccella, collocata nel cuore della città, ospita la mostra “Napoli e il suo vulcano. Memorie e Documenti” che ripercorre il filo del tempo raccontando, attraverso testimonianze inedite e materiale originale, lo straordinario rapporto che da sempre lega la città di Napoli al suo vulcano. Ripercorrendo le epoche per arrivare al XXI secolo, il visitatore potrà ammirare l’effigie dell’imponente Vesuvio in reperti antichi, incisioni, litografie, manoscritti, fino alle più recenti opere di pittori, fumettisti e fotografi contemporanei e potrà esperire, per mezzo di materiale multimediale e multisensoriale, le espressioni artistiche che vedono protagonista il vulcano in forma di musica popolare e filmati moderni.

SCIENZA E VULCANO: MILLENNI DI STORIA
a cura dell’Ingv - Osservatorio Vesuviano e del Dipartimento della Protezione Civile
Villa Campolieto, Ercolano
22 ottobre - 19 novembre 2006

martedì - domenica: 9.30 - 13.30 / 15.00 - 19.00
lunedì chiuso

All’interno della settecentesca villa Campolieto, tra le splendide sale affrescate, la mostra ripercorre la storia del vulcano attraverso le eruzioni più significative. Curata dall’Ingv - Osservatorio Vesuviano e dal Dipartimento della Protezione Civile, con il contributo dell’Ente per le Ville Vesuviane, la rassegna ospita, oltre alle immagini storiche del vulcano, testi scientifici originali, una selezione di “gouaches” napoletane e una collezione di minerali, campioni di lava e ceneri vulcaniche. Accanto all’esposizione dei primi strumenti di monitoraggio di quello che è il più antico osservatorio vulcanologico del mondo, postazioni multimediali mostrano l’attuale rete di sorveglianza del vulcano, mentre una sequenza di fotografie e di filmati racconta l’attività della Protezione Civile nel campo della prevenzione del rischio vulcanico.

- Protezione civile -